La domanda più frequente sui fotomosaici è anche quella a cui è più difficile rispondere con un numero secco: quante foto servono davvero? In breve, almeno 300. La risposta più articolata dipende da quanto è grande la griglia, da quanta ripetizione sei disposto ad accettare e da quanto sono varie le tue foto.

La matematica dietro la ripetizione delle tessere
Un fotomosaico è una griglia di celle, e ogni cella contiene una sola foto. Il numero di celle dipende dalla risoluzione: un fotomosaico di buona qualità ne ha in genere da 5.000 a 15.000. E poiché quasi nessuno consegna così tante foto diverse, l’algoritmo riutilizza le tessere. Il tasso si ottiene con una semplice divisione:
Ripetizione media = celle totali / numero di foto fornite
| Foto fornite | Fotomosaico da 5.000 celle | Fotomosaico da 10.000 celle | Fotomosaico da 15.000 celle |
|---|---|---|---|
| 100 | 50 volte ciascuna | 100 volte ciascuna | 150 volte ciascuna |
| 300 | 17 volte ciascuna | 33 volte ciascuna | 50 volte ciascuna |
| 500 | 10 volte ciascuna | 20 volte ciascuna | 30 volte ciascuna |
| 1.000 | 5 volte ciascuna | 10 volte ciascuna | 15 volte ciascuna |
| 2.000 | 2,5 volte ciascuna | 5 volte ciascuna | 7,5 volte ciascuna |
Un buon algoritmo distribuisce i doppioni in modo che la stessa foto non finisca mai accanto a sé. Ma oltre le 50 ripetizioni per foto, più o meno, lo schema comincia a notarsi, per quanto le si distribuisca con abilità.
I livelli di qualità
Meno di 200 foto: il minimo indispensabile
Si può fare, ma a costo di qualche compromesso. Ogni foto ricompare decine di volte. Da lontano il risultato regge, ma da vicino la ripetizione salta all’occhio, e alcune zone restano disomogenee, là dove l’algoritmo non ha trovato un buon abbinamento di colore e ha dovuto accontentarsi.
Da 300 a 500 foto: lo standard
Il giusto compromesso per la maggior parte delle persone. La ripetizione c’è, ma non disturba, e l’algoritmo ha varietà a sufficienza per gestire quasi tutte le aree di colore del soggetto. È la soglia minima che quasi tutti i servizi professionali accettano.
Da 500 a 1.000 foto: alta qualità
La differenza si vede. Più copertura di colore significa abbinamenti più precisi, e meno ripetizione significa che gran parte dell’immagine appare unica. Se stampi in grande formato, è una fascia che vale l’investimento.
Oltre 1.000 foto: premium
Eccezionale. Ogni tessera compare meno di dieci volte, e ogni porzione ha un suo carattere. È qui che si vede la differenza tra un algoritmo buono e uno ottimo, perché finalmente il software ha vere scelte da fare, invece di riciclare quel che resta.
Perché la varietà conta più della quantità
Mille foto del tuo cane sullo stesso divano marrone valgono meno di trecento scattate in luoghi, stagioni e luci diverse. Ecco perché.
L’algoritmo deve trovare un abbinamento per ogni area di colore del soggetto. Se il soggetto è un volto contro un cielo azzurro, gli servono:
- Toni della pelle (beige caldi, rosa, marroni)
- Azzurri (il cielo)
- Scuri (capelli, ombre)
- Chiari (riflessi, denti, occhi)
Se tutte e mille le tue foto sono scatti caldi d’interni, il volto verrà magnifico e il cielo no. L’algoritmo ricicla le poche foto sull’azzurro che ha, oppure si arrangia con abbinamenti scadenti, e il cielo viene fuori sporco e impastato.
Consigli per costruire una libreria di tessere migliore
- Mescola gli ambienti. Interni, esterni, spiaggia, città, parco. Contesti diversi ti regalano palette diverse, senza sforzo.
- Mescola le luci. Sole, cielo coperto, ora dorata, flash. Ognuna sposta i toni dominanti.
- Includi i primi piani. Cibo, fiori, texture, oggetti. Tendono a essere saturi e uniformi, e questo li rende preziosi per gli abbinamenti.
- Non selezionare troppo. Quella foto «brutta» con la dominante strana potrebbe essere proprio il verde che serve all’algoritmo per una macchia di foglie. Lascia decidere a lui cosa è utile.
- Salta i quasi-doppioni. Dieci scatti della stessa raffica aggiungono numero, non varietà. Tieni il migliore e vai avanti.
E l’immagine del soggetto?
Anche il soggetto conta. I soggetti molto contrastati, con luci e ombre nette, perdonano di più, perché l’algoritmo ha categorie chiare in cui ordinare le tessere. I soggetti morbidi, pastello, con luce uniforme sono più esigenti: l’abbinamento dei colori deve essere più preciso, quindi serve più varietà di tessere per riuscirci.
I volti di solito sono più facili dei paesaggi. La pelle occupa una fascia ristretta di colori, perciò anche una libreria modesta tende ad avere toni caldi a sufficienza per riempirla in modo convincente.